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Roberto Mola
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Hybridum
Visioni estatiche sono presenti, spesso, nella mente di ciascuno di noi e vengono alla luce,
a volte inspiegabilmente, in momenti in cui abbiamo bisogno di un appiglio emotivo al quale
sorreggerci per non cadere nella profonda disperazione del nulla.
Spesso queste immagini, rievocate da percezioni sensoriali come suoni, odori e colori,
riemergono dal subconscio e rilasciano in noi sensazioni di profondo benessere, riportandoci
a momenti prenatali nei quali tutto ciò che ci circonda è liquido e le sole forme e i colori
percepibili erano irreali prodotti di tempeste elettriche biochimiche. O forse tali percezioni
ci riportano a situazioni reali vissute nei primi momenti post-natali nei quali tutto ciò che
ci circonda assume una forma evanescente, indistinta, macchie di forme e colori che ci
improntano indelebilmente.
Il mio intento nel presentare queste immagini, realizzate fondendo entità fisiche permanenti
quali possono essere parti ingrandite di fiori (temporalmente statiche) con le
configurazioni che si vengono a creare miscelando un liquido in un altro liquido
(temporalmente dinamiche e per questo effimere), è quello di indurre l'osservatore a
provare artificialmente tali sensazioni.
Il nome del lavoro, poi, è volutamente ambiguo e tende a suggerire la possibilità
che unendo realtà e irrealtà, persistenza ed evanescenza, caos cromatico e forme fisiche
si riesca a riavvolgere il nastro della vita fino a trovare il nostro proustiano "tempo perduto"
in cui tutto era sensazione e nulla era realtà.
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A cura del Cangiallo Fotoclub
Roma Italy
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