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Roberto Mola
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Un cuore ... una capanna
(di Marcello Cappelli)
Uno dei miei più grandi crucci è quello di non disporre di un locale come sede del
Circolo: magari una cantina, un seminterrato, o una specie di box auto, una capanna...
Per un piccolo gruppo come il nostro sparpagliato in una grande città e autofinanziato
non è poi così semplice trovare una soluzione economica accettabile (con i prezzi che
corrono).
Non mi conforta il sapere di non essere solo, di avere per compagni altri due circoli
rinomati, di grandi tradizioni e di importanti attività oltre che di frequenti
manifestazioni. Anzi me ne dispiace.
Non nascondo di invidiare cordialmente il circolo di Bracciano ed i suoi ingegnosi e
fattivi soci, che sono riusciti a realizzare materialmente uno dei migliori circoli
d'Italia, così affacciato sul panorama del lago, e organizzato con sala mostra, sala
di posa, camera oscura, servizi e un fornitissimo bar con filodiffusione.
Altro che BFI! Un esempio per tutti.
Anche se per il cuore che anima i fotoamatori non sarebbe necessario un ambiente che
potrebbe essere configurato con un hotel a cinque stelle, basterebbe una capanna.
Perchè la passione per la fotografia è stata, e per molti lo è ancora, una delle
finalità della propria vita, qualche cosa di più dell'uso del proprio tempo libero,
una forza contaggiosa, come (sia detto senza offesa) una fede. Non intendo esagerare:
come tutte le espressioni di fede. E' necessario però un luogo per le riunioni.
La FIAF è nata con un tavolo ed un armadio nella sede della Subalpina, noi ci arrangiamo
puntando sull'amicizia, ma il nostro sogno è una capanna.
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A cura del Cangiallo Fotoclub
Roma Italy
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